Quella dei biscotti Gentilini è una storia particolare, che racconta di una azienda che ha saputo fare scelte di qualità che oggi hanno dell'incredibile e che vanno contro tutte le leggi del "marketing" come lo intendiamo adesso.
I biscotti Gentilini nascono nel 1890 con Pietro Gentilini
in una piccola fabbrica a Via Alessandria , nel distretto produttivo della Roma di allora, vicino agli stabilimenti della birra Peroni e ad un passo da Porta Pia, storico riferimento garibaldino.
Ai biscotti, negli anni, vengono dati nomi come come "Umberto", "Vittorio", "Maria" e "Margherita", grazie ad una piccola furbizia di "marketing": sono i nomi degli abitanti di Villa Savoia, che erano i più famosi clienti dei biscotti Gentilini a loro dedicati, con tanto di medaglie e riconoscimenti ufficiali. Ed ancora oggi i biscotti Gentilini portano gli stessi nomi: non sono cambiati neppure quelli che, strizzando l'occhio ai regimi di allora, vennero chiamati "Tripolini" - i miei preferiti - o i negri "Brasil" al cioccolato.
Il pezzo forte della collezione Gentilini è la "biscottiera", ossia
una confezione da uno o più chili di biscotti in latta o in cartone che è stato il sogno di tanti ragazzini romani per decine di anni: una scatola magica dalla quale i biscotti continuavano ad uscire senza finire mai. Fino a poco tempo fa - ma forse si fa ancora - nei mercati rionali si prendevano a peso direttamente dalla maxi "biscottiera", rifornita in continuazione.